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DDL AFFIDI MINORI

13 Mar

Il disegno di legge 1694, approvato l’11.3.2026 in via definitiva dal Senato, interviene sulle regole dell’affidamento dei minori e del loro collocamento in comunità o istituti.

L’idea di fondo è semplice: avere finalmente numeri chiari e controlli più stretti su dove e come vivono i bambini e i ragazzi che non possono restare temporaneamente nella loro famiglia d’origine, per evitare collocamenti “impropri” in istituto e favorire, quando possibile, soluzioni familiari.

Nasce presso la Presidenza del Consiglio (Dipartimento per le politiche della famiglia) un registro nazionale che raccoglie i dati su:

• minori collocati presso famiglie affidatarie;

• minori ospitati in comunità di tipo familiare;

• minori inseriti in istituti di assistenza, pubblici o privati.

L’obiettivo è avere una fotografia aggiornata, provincia per provincia, di quanti minori vivono fuori dalla famiglia d’origine e in che tipo di struttura o famiglia sono accolti.

Nel registro vengono indicati:

• il numero dei minori collocati in ciascuna famiglia, comunità o istituto;

• l’elenco delle comunità e degli istituti;

• il numero di famiglie, comunità e istituti disponibili ad accogliere minori.

Regioni ed enti locali dovranno trasmettere periodicamente i dati, con modalità che tengano conto sia della protezione dei dati personali sia dell’esigenza di semplificare gli adempimenti amministrativi.

Un decreto del Ministro per la famiglia definirà nel dettaglio come funziona il registro (tempi, flussi di dati, garanzie privacy).

Oltre al registro nazionale, la riforma prevede un registro specifico presso ogni tribunale per i minorenni e tribunale ordinario.

Per ogni minore collocato fuori famiglia, la cancelleria dovrà annotare, in un “capitolo” dedicato:

• quando e con quale provvedimento è stato disposto il collocamento (e in base a quale norma);

• dove è stato collocato (famiglia affidataria, comunità, istituto);

• se è stato necessario l’intervento della forza pubblica;

• quando e come sono stati regolati gli incontri con i familiari;

• se e quando il provvedimento è stato modificato o revocato;

• se il minore ha bisogni speciali.

Ogni tre mesi i tribunali invieranno al Ministero della giustizia dati numerici riepilogativi, utili a leggere i fenomeni di disagio sociale sul territorio.

Un decreto del Ministro della giustizia fisserà le modalità operative, sempre con l’attenzione alla tutela dei dati personali.

Inoltre, presso il Dipartimento per le politiche della famiglia, viene creato un Osservatorio nazionale dedicato agli istituti di assistenza, alle comunità di tipo familiare e alle famiglie affidatarie.

I suoi compiti principali saranno:

• analizzare i dati del registro nazionale per capire come viene usato l’affidamento e quanto si ricorre ancora agli istituti;

• segnalare alle autorità competenti possibili casi di collocamento improprio in istituto e promuovere ispezioni e sopralluoghi;

• ogni anno, entro il 30 giugno, presentare una relazione all’Autorità politica delegata per la famiglia, con:

o risultati del monitoraggio;

o buone pratiche individuate;

o proposte di miglioramento delle norme.

La relazione annuale sarà trasmessa anche al Parlamento.

L’Osservatorio lavorerà in raccordo con altri organismi già esistenti (ad esempio, quelli su infanzia e adolescenza, sulla lotta alla pedofilia, sulla violenza domestica), per mettere a sistema dati e competenze.

La composizione e il funzionamento dell’Osservatorio saranno stabiliti con un decreto del Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità.

Ne faranno parte anche rappresentanti del Ministero della giustizia e, per scelta del legislatore, i componenti non riceveranno compensi, gettoni o rimborsi: l’Osservatorio dovrà operare con le risorse già disponibili.

In concreto, il ddl 1694 punta a:

• rendere trasparente e misurabile il numero di minori fuori famiglia e le strutture che li accolgono;

• ridurre il ricorso agli istituti, privilegiando soluzioni familiari quando possibile;

• individuare e correggere più rapidamente eventuali situazioni critiche, grazie all’azione dell’Osservatorio e al flusso di dati dai tribunali;

• favorire politiche nazionali più consapevoli, basate su dati aggiornati e confrontabili.

L’idea di fondo è che nessun bambino o ragazzo debba “sparire” in un istituto o in una comunità senza che il sistema pubblico sappia esattamente dove si trova, perché è lì e se quella soluzione è davvero la migliore per il suo interesse.

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